Questo progetto nasce da una mancanza.
Da un corpo che non sente più sé stesso.
Osserviamo un doppio movimento che attraversa i corpi contemporanei: svaniscono e proliferano nello stesso istante.
Svaniscono come presenza viva nelle relazioni quotidiane, come materia politica riconoscibile, come carne condivisa.
Proliferano come immagini, come superfici sorvegliate, come oggetti di attenzione continua, come luoghi di accumulo del disagio. Il corpo è ovunque, ma non c’è.
Il corpo contemporaneo è disallineato.
È controllo, prestazione, funzione.
È superficie senza profondità, anatomia senza ascolto.
Solo corpi riconosciuti possono abitare il mosaico dell’esistenza e raccogliere i frammenti dispersi delle soggettività.
Scegliamo la deflagrazione.
Scomporre il corpo, farlo esplodere in parti, in domande, in materiali.
Smontarlo come si fa da bambini con un giocattolo amato: per capire come è fatto, per guardare dentro, per tentare una ricomposizione più fedele, più vera.
Non per distruggere, ma per conoscere.
parole, corpi, gesti, voci.
Non risposte, ma condizioni di ascolto. Non soluzioni, ma spazi di presenza.
Qui il corpo non è un tema.
È un campo di tensione.
Un luogo da riabitare.