Esiste un altoparlante rovesciato, chiamato microfono, che messo in catena con il proprio contrario può amplificare e rendere percettibile il nostro respiro, anche agli altri che non sono nella nostra area di prossimità. Poi esiste il «murmur (o mormorio) vescicolare, rumore caratteristico, dovuto alla penetrazione dell’aria negli alveoli polmonari, che si percepisce nei soggetti normali con l’ascoltazione del torace.»
I danzatori danzano sul proprio respiro, suona e rappresenta la propria esistenza in vita. Per converso, chiediamo al suono del respiro di farsi suonare dai movimenti della danza. Per noi questa è un’operazione di liuteria, consegnare uno strumento e indicare rozzamente come può essere suonato. A suonare e comporre ci penserà chi ha scelto di farlo per mestiere. Noi non siamo demiurghi del sentimento, siamo demiurghi del suono.