La domanda non sembra esaurirsi facilmente ma è curioso notare che nel momento in cui si cominciavano a registrare casi di anomalie del gesto, che perdeva funzionalità e naturalezza (de la Tourette), la fotografia offriva uno strumento mai esistito di trascrizione clinica del movimento umano attraverso la sua frammentazione (Muybridge, Marey).
Attorno a questa relazione tra sguardo e gesto la domanda può continuare ad aprirsi ai nostri giorni: In che modo il flusso continuo d’immagini che ci attraversa agisce sui nostri gesti quotidiani? In che modo la costante archiviazione, classificazione e rappresentazione delle nostre vite in rete influenza il nostro stare e agire nel mondo? Esiste un potenziale in questo atto di svuotamento?
in serata anche…